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Sui sogni 2/2
Sui sogni 1/2

L’interpretazione dei sogni secondo C. G. Jung (Psicologia analitica)

Parte I ­- Considerazioni generali

 

“Il sogno è la piccola porta occulta che conduce alla parte più nascosta e intima dell’anima, aperta sulla notte cosmica originaria che era già anima molto tempo prima……………..la coscienza divide. Con il sogno noi penetriamo nell’uomo più profondo, universale, vero ed eterno, ancora immerso in quelle tenebre della notte primitiva in cui egli era ancora tutto e tutto era in lui….da tale profondità scaturisce il sogno per quanto infantile, grottesco e amorale esso sia” (Jung, Opere, vol. X/1 p.213).

Parlare di sogni richiede un atteggiamento di profondo rispetto per la sua intrinseca complessità. Psicologi, filosofi, neuroscienziati, trattano tutti, con eguale competenza, tale argomento seppur da prospettive differenti: basti pensare che il sogno utilizza un suo peculiare linguaggio che si esprime fondamentalmente attraverso le immagini che noi possiamo tentare di comprendere e tradurre non senza limitazioni.

Da sempre tutte le culture e le religioni considerano i sogni come porte per accedere a dimensioni occulte dell’esistenza. Nell’antichità si credeva che venissero utilizzati dalle divinità per comunicare con gli uomini.

Sigmund Freud, Alfred Adler e Carl Gustav Jung (fine del XIX secolo e inizi del XX) hanno acquisito un’importanza fondamentale nella spiegazione dei sogni. Pur con le rispettive differenze interpretative, tutte e tre le scuole riconoscono che attraverso i sogni si accede a forze inconsce essenziali per la comprensione del nostro sviluppo come individui.

Personalmente ritengo che nessuna singola teoria sarà mai in grado di abbracciare nella sua interezza la psiche umana e questa cosa possente e misteriosa che è il sogno. Ci attrezziamo come studiosi a comprenderlo ma è necessario sempre un profondo rispetto verso qualcosa di veramente universale e cosmico, che trascende le nostre menti comunque ancorate a determinati momenti storici, a determinate culture e storie personali. Il sogno rispecchia problemi ed esperienze personali, difese, conflitti, paure, aspirazioni e desideri del sognatore, ma contiene in sé anche messaggi collettivi e universali (inconscio individuale e inconscio collettivo).

L’approccio junghiano si basa sull’idea che il sogno sia un’espressione allegorica e simbolica della situazione psicologica del sognatore; come una radiografia o meglio come un ritratto dipinto da un grande maestro, il sogno comunica informazioni a molteplici livelli sulla situazione psichica attuale del sognatore. Tutti gli elementi del sogno cooperano magicamente alla comunicazione di un messaggio profondo e tematico.

Lavorare sui propri sogni pertanto presenta notevoli difficoltà. Il sognatore (anche se psicoanalista) è sempre incapace di vedere i propri punti ciechi o di comprendere la natura profonda del sogno. Si esige la presenza di un testimone, qualcuno che offra la prospettiva di un contesto diverso da quello del sognatore, dalla quale si possa inizialmente guardare il sogno.

“il sogno è un teatro in cui chi sogna è scena, attore, suggeritore, regista, autore, e pubblico insieme” (C. G. Jung).

Lo scopo di una psicoterapia è di stimolare il dialogo tra il conscio, l’inconscio e il sogno ovvero fornire tutti gli elementi desiderati, tutto ciò che è necessario per comprendere “il linguaggio figurativo dell’anima”.

In tal senso può essere quindi impiegato come autentica chiave diagnostica per comprendere la complessità del nostro mondo interiore.

Il sogno può pertanto essere utilizzato per avere accesso alle aree inconsce della nostra vita, per trovare messaggi specifici di vario tipo, legati alla situazione del momento, che possono aiutare il sognatore nella comprensione di un problema della sua vita attuale;

Il sogno può essere usato anche per curare, cioè per tentare di conoscere ciò che autenticamente sta avvenendo nelle parti più profonde e nascoste di noi stessi, poiché porta alla coscienza immagini, simboli, metafore di quel flusso ininterrotto di energia che sostiene e dirige la vita di ognuno di noi. Il sognare mostra, con un suo linguaggio, a che punto siamo nel personale processo di individuazione.

“Individuazione significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, incomparabile e singolare peculiarità, diventare noi stessi, realizzare il proprio Sé. L’individuazione non esclude il mondo, ma lo include” (Jung).

E fondamentale comprendere che nella visione junghiana dell’uomo, lo scopo fondamentale del processo di individuazione è la realizzazione della persona e il benessere psichico. Questo concetto implica l’idea di un divenire; in altre parole, la realizzazione di sé è un processo in continua evoluzione, è un percorso che si di sviluppa in modo non lineare lungo tutto il corso dell’esistenza, costituito da infinite esperienze positive e negative, da gioie e dolori. Nei sogni esso agisce per il tramite di simboli e immagini.

Ognuno di noi, ogni sette o dieci anni, si trova difatti di fronte a soglie che attendono di essere varcate. L’adolescenza, gli inizi della vita adulta o la vecchiaia sono alcune delle fasi di passaggio per eccellenza. Ad es. per potersi orientare in tali passaggi e per meglio comprenderli, pochi strumenti risultano così utili quanto i sogni.

Con il loro aiuto è possibile comprendere le caratteristiche proprie di questi periodi particolarmente significativi e imparare a considerare le difficoltà come presupposti necessari per raggiungere le fasi successive della vita. Presupposti necessari per crescere.

Quando si avvicina la fase di passaggio per esempio, i sogni compaiono numerosi. Avviano e accompagnano la transizione. Se il loro significato viene compreso, per quanto a noi possibile,  i sogni diventano, infondendo una grande forza d’animo, indicazioni preziose sulla strada della vita.

Anche le favole, proprio come i sogni, rappresentano nella psicologia junghiana un’ulteriore possibilità di favorire il dialogo con il nostro mondo interno e di stimolare ciascun individuo verso il suo potenziale creativo (arte-terapia).

A prima vista le favole raccontano fatti di epoche antiche (“C’era una volta….”), risalendo così alla storia dell’umanità con i suoi conflitti fondamentali; ma un esame più attento dei temi delle favole mette in luce problemi sostanziali dello sviluppo umano, e modalità creative per superare conflitti.

E’ possibile riconoscere nei miti e nelle favole determinate tematiche di fondo che trattano eventi biografici paragonabili a quelli reali; pensiamo ad esempio alla figura del principe come portatore di nuove e migliori possibilità esistenziali, oltre ad aspetti di autonomia e autorealizzazione.  I principi e le altre figure eroiche devono spesso affrontare pericoli e minacce, così come ogni essere umano nel proprio percorso di individuazione e sviluppo; zone inospitali e pericolose, come un bosco tenebroso, producono paure ed ansie, conflitti e patologie ma spesso figure di soccorso come animali o “vecchi saggi” ci indicano la strada per la salvezza, il modo per riscoprire qualcosa di prezioso che era andato perduto e far scorrere così nuovamente le energie vitali per allontanare malinconie, tristezze, paure.

Il cammino dell’eroe fiabesco in sintesi che da una situazione esistenziale inizialmente deficitaria e incerta conduce attraverso sfere inconsce e dunque sconosciute (il bosco oscuro), corrisponde al processo di individuazione, dunque al raggiungimento di una totalità bio-psico-spirituale, la quale presuppone l’esplorazione più ampia possibile dei contenuti inconsci individuali e la loro integrazione nella personalità.

L’argomento delle favole ha un suo particolare fascino  in quanto ci riporta alla nostra infanzia e fondamentalmente  anche perché da adulti rimane una parte infantile di noi stessi che prende dimensioni più importanti in età avanzata.

Tratteremo quindi tale argomento in maniera più ampia in un secondo momento.

 

 





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