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L’itinerario della Vita

I sogni come indicazioni sulla strada della vita

 

La nostra vita si snoda attraverso grandi fasi – infanzia, adolescenza, prima, media e tarda età adulta, vecchiaia – con momenti di passaggio che andrebbero vissuti in modo consapevole, prendendosi tutto il tempo necessario. In passato, un campo veniva lasciato incolto per un certo periodo, dopo che aveva portato frutti, di modo che potesse rigenerarsi con calma. E nelle antiche culture si aveva cura di attraversare la soglia di una nuova età della vita con timore reverenziale, profondo rispetto e lunghi rituali.

Le fasi di passaggio della vita hanno ciascuna un suo ritmo e difficilmente possono essere identificate con un ambito cronologico preciso. Ma ci arrivano dei segnali, soprattutto di notte, mentre riposiamo. Ad annunciare una transizione imminente è spesso una crescente insoddisfazione di sé e di ciò che ci sta attorno. In momenti del genere abbiamo l’opportunità di percepire con maggiore chiarezza ciò che ci manca per avere una vita veramente completa: è una continua ricerca di equilibrio che talvolta può indurci a una profonda sfiducia della nostra situazione attuale o di noi stessi. In questi momenti di trasformazione e dunque di crisi, si può cadere in uno stato d’animo depressivo, malinconico o di smarrimento, che perdura sino a quando non riconosciamo, sia pure con dolore, quello che non possiamo più tenere con noi e da cui dobbiamo separarci. Che ci piaccia o no, la nostra vita interiore è in continuo movimento, è dinamica e in continua trasformazione: possiamo decidere di ascoltarci e così vivere una vita forse più scomoda, ma sicuramente più autentica e ricca, o una vita più statica, circondata da mura protettive, ma isolata dal mutamento delle cose. Dalla tristezza, dal buio emerge sempre una nuova luce, un arcobaleno colorato di nuove fantasie e nuovi progetti di vita. In questi momenti richiamiamo alla nostra memoria ciò che abbiamo avuto finora dalla vita, ma anche ciò che ci è mancato e che forse ora può trovare posto nella nostra esistenza: tutto ciò richiede molto coraggio ma forse ne vale la pena.

Crisi e Opportunità delle fasi di passaggio

Nei periodi di transizione (l’adolescenza, la prima età adulta, la mezza età, l’età avanzata, la vecchiaia) ci sentiamo come una casa in ristrutturazione o vuota, da immobiliare; ci appaiono in sogno cantieri o traslochi, siamo incerti della nostra identità e non sappiamo più se riusciremo ancora a essere ciò che avevamo sognato di noi stessi. In questi momenti non è difficile entrare in crisi: disturbi psichici e fisici possono apparire e infastidirci, complessi o paure che credevamo di aver superato possono di nuovo irrompere nella nostra vita creando ansia o angoscia. Le transizioni, come tutti i cambiamenti, non sono periodi facili, ma ci offrono l’opportunità di instaurare un contatto più intenso e autentico con noi stessi; sono momenti che si prestano all’introspezione e ad un rapporto più profondo con la nostra anima.

Le culture primitive, soprattutto all’inizio della pubertà, prevedevano fasi di isolamento e riti di passaggio. I giovani sioux, al loro ingresso nell’età adulta, dovevano affrontare un periodo di isolamento per poter giungere a una visione della propria vita. Per diversi giorni, o anche per periodi lunghi, rimanevano completamente soli in un ambiente selvaggio (credo sarebbe utile anche per noi, “persone civili”, poterci isolare nei momenti di crisi). Anche le ragazze, al momento della loro maturazione, venivano separate dalla famiglia e condotte in capanne nei boschi o in altri luoghi solitari dove, sotto la guida di donne più anziane, imparavano a conoscere i processi fisici e psichici che le trasformavano in donne. Nessuna delle antiche culture tribali abbandonava a se stessi i ragazzi e le ragazze in questo drammatico passaggio.

Le società occidentali e “sviluppate” di oggi offrono in questi casi servizi di consulenza psico-pedagogica, però molto lontani dall’intensità e dalla capacità di trasformazione che dovevano caratterizzare i rituali delle civiltà antiche

I trent’anni appaiono ad esempio come una soglia particolarmente importante, poiché segnano generalmente il passaggio da una fase in cui le scelte di vita possibili sono praticamente illimitate a una in cui le relazioni e le decisioni diventano vincolanti. Finisce il periodo delle sperimentazioni, comincia quello degli obblighi. Dopo il superamento di questa soglia, gli anni tra i trenta e i quaranta appaiono rispetto all’adolescenza come una fase di consolidamento. Pertanto la difficoltà di atterrare nella vita reale rappresenta un problema evidente  verso questa età.

E’ possibile riconoscere nei sogni le crisi, le opportunità e le esigenze evolutive proprie della fase che stiamo vivendo? I sogni possono diventare quindi delle mappe per orientarci dentro i boschi a volte oscuri della nostra psiche?

Un esempio di sogno (tratto da: Riedel Ingrid , “Sogni Maestri” Ed. Magi 2004)

Una donna di trentacinque anni racconta: “in un appartamento di un vecchio condominio a più piani, che riconosco come la mia abitazione, ho acceso ovunque delle candele a festa. Mi sto comportando come se dovesse succedere qualcosa di importante, come ci fosse qualcosa da festeggiare. All’improvviso la tenda del salotto prende fuoco. Invece di spegnerlo, continuo a guardare tranquillamente mentre il fuoco si espande. Alla fine lascio l’appartamento, scendo le scale fino alla strada e cammino con calma fino a giungere in aperta campagna. Soltanto qui, ai margini di un campo appena arato, mi fermo e guardo indietro verso la città. Il riflesso del fuoco sopra la mia casa mi riempie di un doloroso senso di distacco, cui si accompagna però la sensazione ancora più intensa di aver fatto sì qualcosa di folle, ma anche di aver compiuto o superato qualcosa di molto importante”.

Possiamo semplicemente osservare in questo sogno, di per sé molto eloquente, che una situazione che normalmente provocherebbe panico qui viene affrontata con la massima tranquillità: una candela incendia la tenda del salone, incendia ciò che, fino ad allora, aveva protetto le stanze più interne, ma anche chiuso al contatto con l’esterno, con l’altro da sé. Il campo appena arato, che in sogno la donna trentacinquenne vede molto nitidamente, le dice che può e deve trovare un nuovo terreno; l’immagine onirica mostra che il campo è già pronto ad accogliere il seme del nuovo. Il dolore dell’addio da qualcosa cui era stata per troppo tempo legata, si intreccia con la sensazione che la situazione fosse ormai matura: è il momento di novità e cambiamenti.

I sogni contengono una sapienza profonda che proviene dalla sorgente della nostra psiche. La nostra anima conosce e capisce le immagini e le emozioni che vi sono connesse ben prima che venga elaborata una loro interpretazione consapevole.

 
Dr Matteo Rizzo

Psicologo e Psicoterapeuta

 

Per appuntamento, cell.: 345 37 65 601

 

 



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