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POSEIDONE: DIO DEL MARE E DEI SENTIMENTI “A FIOR DI PELLE”

 

Il regno dell’emozione e dell’istinto

 

Percorrendo il mare con il suo carro tirato dai cavalli, Poseidone, dio degli oceani e dei destrieri, rappresenta i simboli inconsci caratteristici del cavallo e dell’acqua. L’acqua evoca il mistero infinito e gli infiniti pericoli della fluidità del nostro inconscio. L’acqua è infatti in continuo movimento, mai diversa e tuttavia mai la stessa. Il cavallo rappresenta, nella sua potenza primitiva, le pulsioni istintive della nostra natura selvaggia. Poseidone si può perciò rappresentare come il pericolo che si scatena quando erompono le forze che dormono sotto la superficie della coscienza.

 

Zeus, Poseidone e Ade furono la prima generazione di divinità maschili dell’Olimpo e rappresentano i tre aspetti centrali della psicologia maschile e del paterno.

Come il mondo descritto nella mitologia, potremmo suddividere la psiche degli uomini in tre regni: il regno mentale, cosciente, del potere, della volontà, del pensiero (Zeus); il regno dell’emozione e dell’istinto (Poseidone, re dei mari); infine, l’oscuro e temuto regno dei modelli invisibili, delle anime e dell’inconscio (Ade, dio del mondo sotterraneo). Ho già raccontato nelle settimane precedenti del dio Ade e di Zeus (vd. nella sezione Psicologia e Psicoterapia i relativi articoli); oggi descriveremo invece Poseidone, dio del mare e dei terremoti, regno dell’emozione e dell’istinto.

 

Poseidone viveva nel fondo del mare, il regno che era diventato suo quando, insieme ai fratelli, Zeus e Ade, aveva tirato a sorte per dividersi il mondo. Come un’intensa emozione che inonda la personalità e sommerge la razionalità, Poseidone emerge dal mondo sottomarino e infuria, per poi tornare a ritirarsi nella sua dimora sommersa. Basta soltanto pensare ai potenti umori del mare, alla sua turbolenza, alle sue onde fragorose, che distruggono indiscriminatamente tutto ciò che incontrano sul loro cammino. Nella mitologia infatti Poseidone era il dio che provocava le maree; veniva chiamato anche “colui che fa tremare la terra”. In ambito psicologico, l’equivalente è un complesso emotivo che colpisce con tale forza da sopraffare e distruggere la personalità normale. La ragione vacilla, la realtà viene risucchiata o inondata e lui impazzisce. Solo dopo che le acque sono rifluite, o dopo che la terra ha cessato di tremare, può iniziare la ricostruzione. Il terremoto descrive l’emotività dell’uomo che ha tenuto sepolti i propri sentimenti. I sentimenti introversi sono come le acque nelle caverne sotterranee; scorrono nelle profondità dove vivono creature cieche che non hanno mai visto la luce, l’equivalente dei complessi emotivi rimossi e quindi non sviluppati.

Ma era sempre lui che placava il mare: gli uragani si acquietavano all’istante, quando Poseidone viaggiava tra i flutti su un carro d’oro tirato da cavalli bianchi dalla criniera d’oro e i mostri marini gli giocavano intorno.

Nei sogni e nelle metafore, il mare rappresenta l’inconscio. Appena sotto la superficie vivono le emozioni e i ricordi personali, facili da rintracciare; nelle sue profondità oscure vivono invece creature primitive e miriadi di forme ancestrali: l’inconscio collettivo. L’acqua e le emozioni sono legate simbolicamente, e ciò fa del mare il regno adatto a Poseidone (Nettuno per i romani), che, se provocato, reagiva in maniera emotiva e con grande intensità. Il suo animale simbolico era appunto il cavallo, che spesso rappresenta la potenza e la bellezza degli istinti fisici. Come già scritto in un articolo precedente, anche Ade, dio del mondo sotterraneo, rappresenta l’inconscio individuale e collettivo; il mondo sottomarino, di Poseidone, è soprattutto il regno dei sentimenti e degli istinti personali rimossi, e insieme il regno delle emozioni che gli esseri umani condividono collettivamente. Chiunque di noi si sia trovato improvvisamente sopraffatto da ondate di sentimenti intensi che provengono dal profondo, o ha visto il proprio corpo tremare e scuotersi di dolore, di rabbia o di vendetta, ha fatto esperienza diretta di Poseidone.

L’uomo Poseidone, come Zeus e in parte Ade, cerca di affermare il proprio potere e di conquistarsi il rispetto e il controllo che derivano dal fatto di essere un sovrano. Tuttavia gli mancano la freddezza, il pensiero strategico e la forza di volontà indispensabili, in una cultura patriarcale retta da un dio del cielo, per avere successo. A differenza del fratello Zeus, Poseidone può perdere di vista ciò che un attimo prima era così importante; e, un attimo dopo, si ritrova immerso in qualcos’altro. Poseidone reagiva con rabbia provocando inondazioni: anche l’archetipo è capace di inondare di sentimenti la psiche dell’uomo, soffocando il pensiero razionale. L’Odissea racconta la storia dell’odio implacabile di Poseidone per Ulisse che aveva privato suo figlio Polifemo dell’unico occhio. Poco importa che Polifemo intendesse divorare Ulisse e i suoi uomini, e che soltanto le astuzie e il coraggio di Ulisse avessero impedito il banchetto. Questo è ciò che accade quando, ad esempio, un padre (o una madre) diventa un “invasato” pronto a vendicare il figlio che ha subito una violenza. Diventerà allora come Poseidone: tutto ciò che conta è la sua rabbia e il suo bisogno di vendetta; non è disponibile neanche a sostenere, a consolare, a curare il figlio nel nome del quale agisce.

Questa divinità è una metafora per l’uomo e la donna capaci di penetrare nelle profondità del regno del sentimento e delle emozioni e di accedere a quanto esso contiene: l’anima e il dolore, la bellezza e i mostri del profondo, luoghi così remoti e oscuri da rendere impossibile qualsiasi visione chiara, luoghi dove è possibile solo un’indistinta percezione del senso di vastità e di profondità ben oltre il sondabile e il conoscibile che li abita. Poseidone difatti è anche simbolizzato dalle acque che scorrono sotterranee. E’ la profondità emotiva nascosta negli abissi marini, inespressa e invisibile, ma nondimeno presente e che chiede riconoscimento.

Quando il regno dell’emotività viene soffocato, questo archetipo sprofonda nei meandri della psiche e non viene integrato nella personalità dell’uomo. Le emozioni vengono chiuse sotto chiave e non ci si permette di esprimerle nel momento in cui sorgono.

Alcuni bambini Poseidone nascono in famiglie poco espansive, prive di spontaneità e incapaci di manifestare tenerezza fisica, e che attribuiscono grande valore alle buone maniere, all’intelletto, all’obbedienza, ai doveri portati a termine. In un ambiente di questo tipo, il bambino con caratteristiche simili al dio Poseidone, sarà, per temperamento, come una vite rotonda in un buco quadrato. Anche la sua emotività rischia la disapprovazione: in tal caso, il messaggio che riceve è che i bambini grandi non piangono e che è da sciocchi gioire per le piccole cose. Se asseconderà del tutto le richieste genitoriali, rimuoverà il suo sé naturale, si conformerà alla volontà dei genitori e soffrirà. Nei casi peggiori, il figlio Poseidone sarà al centro dell’attenzione di un genitore punitivo, che pretende l’obbedienza e si arrabbia quando il ragazzo continua ad essere quello che è, con i suoi ritardi, i compiti mai completati, il disordine in camera e altri impegni lasciati a metà. In questa situazione accade spesso che il bambino/ragazzo venga punito o trattato con disprezzo per la sua intrinseca emotività, per la sua incapacità ad adattarsi alle richieste del mondo esterno. In una situazione di questo tipo il ragazzo Poseidone potrebbe imparare a trattenersi, a bloccare cioè la propria emotività e così a controllarsi alla perfezione, cosa che, più avanti negli anni, potrebbe far esplodere comportamenti violenti contro di sé o gli altri.

L’uomo Poseidone si trova in situazione di svantaggio nel mondo della civiltà industriale dominata da Zeus. Parla una lingua diversa, e se non riesce a trovare un adattamento, se non riesce a controllare le emozioni, se non riesce a sviluppare un’attenzione lineare, coerente e orientata a un traguardo, è destinato al fallimento. L’uomo Poseidone è, però, capace di lealtà e di profondità affettiva, due qualità che non vengono incoraggiate in un mondo Zeus, dove l’uomo che sta al passo deve essere inflessibile e competitivo, e deve lasciarsi dietro chi non è in grado di tenere il ritmo.

In un mondo governato da Zeus, noi veniamo educati a svalutare e a tenere nascosti i sentimenti e gli istinti, a tenerli sotto chiave, se possibile. Ma anche in un mondo Zeus, nel regno della volontà e del potere, ci sono persone che conoscono bene anche il regno di Poseidone, l’archetipo grazie al quale è possibile conoscere un regno psicologico di grande profondità e bellezza. Sono come marinai, che percorrono mari con le loro navi, e non si sognerebbero mai di vivere lontano dalla costa. Vivono e lavorano con le maree dell’emotività e dell’istinto. Pensiamo a poeti, musicisti, altri artisti che hanno trovato un modo per dare forma al terrore, alla bellezza e alla potenza delle oscure emozioni di Poseidone.

Gli uomini (e le donne) che rischiano di venire sommersi dall’emotività di Poseidone, devono diventare consapevoli di tale forza ma anche della loro vulnerabilità, e devono sviluppare modi per convivere con questa potente parte di sé stessi. Allora, un modo importante per crescere è quello di sviluppare altri dei e altre dee. Particolarmente utili sono Apollo, dio del sole, Atena, dea della saggezza, e Zeus: le tre divinità che rappresentano la capacità di pensare alle conseguenze di un’azione, di diventare obiettivi e di mantenere una certa distanza. Queste, in conclusione, sono le qualità che l’uomo Poseidone dovrebbe integrare per uno sviluppo armonico di sé.

 

Dr Matteo Rizzo

Psicologo e Psicoterapeuta

 

 

 



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