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Ade: dio del mondo sotterraneo

 

Il regno delle anime e dell’inconscio

 

Il dio del mondo sotterraneo, e il regno di cui è sovrano, venivano entrambi chiamati Ade. Per familiarizzare con il suo regno dobbiamo fare una discesa. Solo allora scopriamo le ricchezze che esistono nell’oscurità, nel freddo e nelle tenebre. E’ il luogo che i mistici definiscono “la buia notte dell’anima” e che ben conosce chi ha vissuto una depressione, in cui ci si estranea dalla realtà ordinaria, incapaci di esporsi o di sopportare la luce del sole della vita.

 

Ade era figlio di Crono e di Rea, e appena nato venne inghiottito dal padre. Grazie all’intervento di Zeus, fu rigurgitato e gli fu consegnato il mondo sotterraneo. Ade non ebbe figli e trascorreva la maggior parte del tempo lontano dalla vista; portava un elmo che lo nascondeva alla vista, e quindi era una presenza invisibile. Viveva nel suo regno insieme alle ombre, immagini evanescenti e insostanziali.

L’unica volta in cui Ade lasciò il suo regno per un evento significativo fu per rapire Persefone. Ade la desiderò in sposa e con il consenso del padre di lei, Zeus, la rapì. Nell’oltretomba Persefone, sconsolata, non mangiava e non bevevo, pensando che non avrebbe mai più rivisto la luce del sole, né colto un fiore, né riabbracciato la madre. Nel frattempo, in sua assenza, tutta la terra stava diventando un deserto dove non cresceva niente. Le persone depresse si comportano come Persefone e provano i suoi stessi sentimenti di quando fu rapita. Si sentono estraniate da tutto ciò che un tempo dava loro significato; sul piano delle emozioni, tutto è grigio. A volte scompare anche la percezione della luminosità e del colore, e il mondo appare letteralmente grigio. Discese meno drammatiche nel mondo dell’oltretomba fanno parte della vita quotidiana. Sono le volte in cui ci sentiamo un po’ tristi e melanconici.

Ermes era l’unica divinità cui era permesso di andare e venire dal regno di Ade. Poiché era messaggero degli dei, consegnava appunto messaggi e guidava le anime. Nel mondo sotterraneo Persefone languiva, mentre la madre Demetra, disperata e furibonda per la perdita della figlia, decise di chiudersi nel proprio tempio. La carestia minacciava la terra e i suoi abitanti. Solo allora Zeus prestò ascolto a Demetra e mandò Ermes perché riportasse indietro Persefone. Ermes discese nel mondo dei morti, e, con il suo carro, riportò la regina degli inferi nel regno dei vivi. Poiché Persefone aveva mangiato i semi di melograno che Ade astutamente le aveva dato, ora avrebbe trascorso parte dell’anno, la primavera, nel mondo dei vivi, i mesi invernali quando la terra non dà frutti, nell’oltretomba.

 

Lo spettro della morte ci conduce da Ade. La morte di una relazione, di un modo di essere, di un’idea, di una speranza ci conducono a lui. I più, si recano nell’Ade involontariamente. Una donna che viene violentata, picchiata, aggredita vive un’esperienza di terrore ed entra in un mondo sotterraneo gelido, isolato. Diventare vittime dà luogo a un “rapimento”: il destino che fu di Persefone.

Ma c ‘è chi, nel regno di Ade, si reca volontariamente. Per Psiche era l’unico modo per riunirsi a Eros; anche per Orfeo, che si recò nell’Ade in cerca della sua sposa Euridice, la motivazione fu l’amore. Dioniso vi discese per cercare la madre Semele. Oltre all’amore, un’altra motivazione era la saggezza: Ulisse dovette avventurarsi nel mondo delle tenebre per ottenere dal veggente Tiresia le informazioni di cui aveva bisogno per tornare in patria. Le discese volontarie sono sempre molto rischiose, giacché non esiste la garanzia di fare ritorno sani e salvi.

 

Il regno di Ade è l’inconscio, dove vivono i ricordi, i pensieri e i sentimenti che abbiamo rimosso, tutto ciò che è troppo doloroso o troppo vergognoso, o che gli altri giudicano come inaccettabile per permettere che si manifesti nel mondo dei vivi, desideri cui non abbiamo mai dato corpo, possibilità che sono rimaste inespresse.

Nella vita, così come nella mitologia, alcuni possono scendervi e farne ritorno, altri possono accompagnare le anime e fare loro da guida, e altri ancora lo conoscono perché vi abitano o ci vivono periodicamente.

L’uomo che si ritira in solitudine, senza curarsi e senza accorgersi di quel che accade nel mondo, conduce un’esistenza Ade. Non è raro che abbia perso tutto ciò che un tempo aveva per lui importanza, e che ora viva come un’ombra nel regno dei morti, muovendosi come un automa e privo di qualsiasi vitalità.

Diversamente, il solitario introverso, l’eremita, avrà saggiato il mondo esterno e avrà capito di preferire la soggettività e la ricchezza del proprio mondo interiore; nella nostra cultura tutto volta all’esterno, che mette la produttività avanti a tutto, non veniamo incoraggiati a stare da soli con noi stessi. La presenza di Ade come parte della propria natura psicologica può arricchire molto la personalità. Ade il solitario è fonte di creatività che può esprimersi nell’arte, specie le arti visive.

 

Per un lavoro profondo sull’anima, gli psicoterapeuti devono essere in sintonia con Ermes, Persefone, Dioniso o Ade: sono questi gli archetipi che rendono possibile sentirsi a casa propria nell’inconscio e in tutto ciò che esso contiene. Una depressione o l’esperienza del coma profondo sono l’iniziazione più consueta al regno di Ade.

Tuttavia, sull’Olimpo, Ade è molto temuto. Fintanto che la cultura e gli individui si identificano soltanto con Zeus e con gli dei del cielo, il mondo sotterraneo rimarrà un luogo spaventoso, anziché una fonte di ricchezza. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per diventare individui integri si trova nel mondo sotterraneo.

 

 

Dr Matteo Rizzo

Psicologo e Psicoterapeuta

 

 

 



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