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ZEUS: DIO DEL CIELO

 

Una mentalità che obbedisce al detto: “il potere fa la forza”

 

“Il divino Zeus, che nella sua gloria è il dio che appare come luce e porta la coscienza agli umani, nel suo lato oscuro diventa un nemico della forza vitale, chiuso nelle sue strutture e nelle sue leggi, timoroso e ostile al cambiamento e a qualsiasi minaccia al suo potere”

 

Zeus, Poseidone e Ade furono la prima generazione di divinità maschili dell’Olimpo e rappresentano i tre aspetti centrali della psicologia maschile e del paterno.

Come il mondo descritto nella mitologia, la psiche degli uomini potremmo suddividerla in tre regni: il regno mentale cosciente del potere, della volontà, del pensiero (Zeus); il regno dell’emozione e dell’istinto (Poseidone, re dei mari); infine, l’oscuro e temuto regno dei modelli invisibili, delle anime e dell’inconscio (Ade, dio del mondo sotterraneo), spesso intravisto soltanto attraverso i sogni.

L’essere umano ha la possibilità di accedere a tutti e tre i regni, e può consapevolmente passare dall’uno all’altro e integrarne gli aspetti nella propria personalità cosciente.

 

Zeus era il dio del cielo che regnava sull’Olimpo e scagliava fulmini, il capo e il più potente degli dei. Veniva raffigurato come un uomo possente, con la barba, spesso seduto sul trono con uno scettro o con un fulmine in mano. Era il dio supremo (Giove per i romani), e gli attributi che lo caratterizzavano sono quelli che noi consideriamo propri dei padri forti, dei sovrani, dei presidenti di grandi aziende, maschi dominatori. Come tutti i governatori vittoriosi, stringendo alleanze che gli permisero di sconfiggere i Titani, Zeus si dimostrò un grande stratega; fondò e consolidò il proprio potere e inoltre, cosa più caratteristica, impose la propria volontà.

Il fulmine e l’aquila, i due simboli più importanti di Zeus, sono l’espressione estremamente efficace della determinazione; l’aquila ispeziona il terreno dall’alto, spaziando con la vista da un orizzonte all’altro, ed è in grado di scendere in picchiata per catturare con gli artigli un piccolo roditore o un coniglio. Ma come l’aquila, che improvvisamente può perdere di vista la preda, gli è facile cambiare direzione, fingere di non aver perso, e andare avanti.

Il fulmine di Zeus era un simbolo del suo potere punitivo. Anch’esso agisce da lontano e colpisce dall’alto in maniera decisa; può essere considerato il simbolo del potere incendiario.

 

 

Il personaggio Zeus di successo sa lavorare in collaborazione con gli altri uomini di potere. Nelle riunioni al vertice si distingue per la capacità di creare alleanze, di definire i limiti, di organizzare accordi ambigui. Vuole trattare con chi ha autorità e determinazione pur sapendo che gli altri, come lui, fanno i propri interessi. Egli, benché infastidito, collabora, aspettando il momento opportuno per prendersi eventuali rivincite; poiché è uno stratega, non vede alcuna utilità nell’impegnarsi in prove di forza che non è in grado di vincere. Per lui, sono gli uomini i compagni “di gioco” che contano. Alcuni sono concorrenti, altri alleati, ma sa bene che il concorrente di oggi può essere l’alleato di domani, e viceversa. I suoi alleati, o quelli che lavorano per lui, sbagliano se pensano di essere importanti per lui a livello personale: quando le cose vanno male, se ne disfa. Da questo punto di vista è pronto a sacrificare chiunque, ed è convinto che tutti possano ugualmente agire allo stesso modo nei suoi confronti. Una fonte di successo è la sua capacità di negoziare e di arrivare a un accordo. Conosce gli uomini, tiene conto di ciò che vogliono e valuta a cosa siano disposti a rinunciare; uomini che avendo dedicato tutte le energie alla conquista del potere, sono rimasti immaturi e non sono cresciuti psicologicamente.

Spesso però, potere e paranoia vanno di pari passo. Gli uomini che hanno raggiunto le vette del successo temono di venire spodestati, diventano sospettosi persino delle manifestazioni di fedeltà, ostacolano la crescita degli altri nel timore che diventino troppo forti, e contribuiscono a creare proprio i nemici che temono.

 

Quando aspiriamo a una posizione di preminenza e potere, da esercitare sugli altri, attiviamo la nostra parte Zeus; il cielo difatti rappresenta un atteggiamento cosciente, opposto al mare, alle caratteristiche di Ade. Zeus esalta così il controllo, la ragione, la volontà al di sopra di qualsiasi altra caratteristica.

Molti uomini Zeus manifestano anche altri aspetti: in ciascuno di noi convivono, metaforicamente, più divinità; molto di quello che dirò si adatta all’uomo Zeus, ma non necessariamente tutto. Inoltre può accadere che il modello Zeus domini solo una fase dell’esistenza e non rappresenti per sempre l’influenza più significativa sulla nostra personalità. A volte la sua presenza sarà evidente, a volte rimarrà sullo sfondo: ad esempio, la paternità potrà innescare una fase Zeus in un uomo che intenda cambiare marcia per affermarsi nel mondo e diventare un padre di famiglia e che magari fino a quel momento non aveva mai avuto queste ambizioni. Oppure può darsi che un uomo (o una donna) assomigli a Zeus soltanto in un’area della propria vita, per esempio solo negli affari o nell’ambito dei rapporti interpersonali. 

Percorrere la strada che porta alla vetta implica costi emotivi e una volta raggiunta la meta, la mancanza di consapevolezza, unita al potere, può dimostrarsi fatale.

Giunto alla mezza età, l’uomo Zeus fa un bilancio e valuta a quale livello di successo è arrivato nella scalata al potere, se ha la possibilità di arrivare fino in vetta e se è proprio quella la montagna che voleva scalare.

Spesso l’uomo Zeus non ha sviluppato un autentico contatto con la propria sensualità e con le proprie reazioni emotive, il che lo rende incapace di comunicare empaticamente o di creare un contatto profondo con gli altri, o di conoscere altri aspetti di sé. L’immaturità emotiva lo porta facilmente ad esprimere la sensualità e la sessualità in maniera distorta; è una persona incompleta che non conosce il cuore, che non è mosso dalla simpatia, perché ciò farebbe di lui un cuore tenero.

La compresenza di tale distanza emotiva, dell’immaturità affettiva e del potere crea molti problemi agli altri; una moglie che vuole intimità e comunicazione rimane delusa, perché lui, l’uomo Zeus, una volta che si è assicurato un rapporto, lo trascura. Con uno Zeus seduttore, una moglie Era soffrirà profondamente per i suoi tradimenti, e soffrirà anche se si lascia andare alla gelosia e al desiderio di vendetta. Anche i figli risentono negativamente dell’assenza e dell’atteggiamento eccessivamente critico del padre. Si sentono abbandonati o rifiutati emotivamente, e se non riescono a corrispondere alle sue aspettative, sviluppano spesso problemi di autostima.

 

Spesso l’uomo Zeus ignora di avere delle mancanze e di aver bisogno di maturare, finché una grave crisi gli rende impossibile continuare a non tenere conto dei sentimenti, propri e degli altri. Per lui, la crescita inizia il più delle volte solo dopo che ha sperimentato l’umiltà e la vulnerabilità. All’uomo Zeus dovrebbe così arrivare il messaggio che qualcosa non và. Data la sua mancanza di capacità introspettiva e il suo distacco emotivo, è probabile che non riesca a cogliere il quadro del terribile isolamento, da se stesso e dagli altri, in cui vive, finché non accade qualcosa di decisivo, che lo rende dolorosamente consapevole del fatto che c’è bisogno di altro. Il suo modo consueto di reagire all’angoscia psicologica è quello di prendere le distanze dalla situazione gettandosi a capofitto nel lavoro. Una grave perdita può trasformare l’uomo Zeus, abbattendo le sue barriere emotive e facendogli perdere la testa; può perdere la ragione per il dolore e sprofondare sotto terra, nel mondo di Ade. Così scende dalla montagna e diventa più umano. Una crisi può difatti mettere seriamente in discussione un falso equilibrio psichico e far emergere un nuovo bisogno di vivere nel regno delle emozioni, fino a quel momento misconosciuto. Così Zeus potrebbe finalmente avere il coraggio di mettersi in relazione con gli altri in tutta la sua vulnerabilità, e aprirsi a nuove esperienze con la disponibilità di un bambino e l’incapacità di un dilettante. E tuttavia, è proprio questo ciò che deve fare, se vuole crescere e guarire.

Dr Matteo Rizzo
Psicologo e Psicoterapeuta

 

 

 



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