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Amore e Psiche

 

PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

 

AMORE E PSICHE

  

L’Amore come misteriosa energia che presiede alla vita e ne assicura la continuazione; l’amore come struggimento, dei sensi e dell’anima; l’amore come fatalità, spesso associato alla morte; l’amore acerbo dei giovani e quello che riscalda la vecchiaia, dopo una vita passata in due; l’amore delle madri, dei padri, dei figli, degli amici. La mitologia greca abbonda di questi temi e contempla ancora mille sfumature, anche se, il potere di Afrodite e quello del figlio Eros sul cuore degli dei e nelle vicende dei mortali, ricorrono con più insistenza.

 

 

Eros, nel mito classico, viene proposto come il figlio di Afrodite, capriccioso e irresponsabile, capace di far divampare la passione amorosa anche nei cuori più duri. Al contrario della madre, non si innamora mai e non scocca le sue frecce secondo un disegno, salvo in rari casi.

Eros è il dio dell’amore e resterà sempre una forza fondamentale del mondo. Lo si rappresenta come un bambino, spesso alato, e che si compiace nel portare lo scompiglio nei cuori. Li infiamma con la torcia, o li ferisce con le frecce. Ma, sotto il bambino apparentemente innocente esiste un dio potente, che può, secondo la fantasia, causare ferite crudeli, ferite d’amore. Una delle leggende più celebri nelle quali Eros è direttamente coinvolto è l’avventura romanzesca di Psiche.

Psiche è il nome dell’Anima. Figlia di un re, è la più giovane e la più bella di tre sorelle. Tutte e tre erano bellissime, ma Psiche possedeva una bellezza sovrumana, tanto che venivano da tutte le parti per ammirarla. Ma, laddove le sorelle avevano trovato marito, nessuno voleva sposare Psiche, perché la sua bellezza spaventava. Disperando di poterla sposare, un giorno suo padre interrogò l’oracolo, il quale rispose di agghindare la figlia come per un matrimonio e di esporla su una roccia dove un mostro orribile sarebbe venuto a prenderne possesso. I suoi genitori erano disperati. Tuttavia agghindarono la giovane, e, in mezzo a un corteo funebre, la portarono sino in cima alla montagna indicata dall’oracolo. Poi la lasciarono sola e si ritirarono nel loro palazzo. Psiche, da sola, soffriva, quando improvvisamente, si senti rapire dal Vento e sollevare per aria. Il Vento la sostenne dolcemente mentre ella giungeva al fondo di una valle profonda e si posava su un prato di erba tenera. Qui, stremata da tante emozioni, Psiche si addormentò profondamente. Quando si svegliò, si trovò nel giardino di un magnifico palazzo, interamente di marmo. Penetrò nelle stanze che si aprivano davanti a lei e qui fu accolta da voci che la guidarono e le rivelarono di essere altrettante schiave al suo servizio. La sera, Psiche avvertì vicino a lei una presenza: era il marito di cui aveva parlato l’oracolo. Suo marito non le disse chi fosse, e l’avvertì che non era concesso che ella potesse vederlo, altrimenti lo avrebbe perduto per sempre. Di giorno Psiche era sola nel suo palazzo pieno di voci; di notte veniva raggiunta dal suo sposo. Era felicissima. Ma un giorno Psiche chiese al marito il permesso di tornare per un po’ di tempo presso la sua famiglia, che sicuramente credevano morta. Dopo molte preghiere, e benché le fosse mostrato il pericolo presentato da questa assenza, Psiche finì per spuntarla. Il Vento la trasportò di nuovo fino alla sommità della roccia dove era stata abbandonata e, di qui, non ebbe difficoltà a far ritorno a casa. Le furono fatte grandi feste e le sorelle, sposate lontano, vennero a trovarla. Quando la videro così felice concepirono una grande gelosia. Si ingegnarono a far sorgere il dubbio nella sua mente e finirono col farle confessare ch’ella non aveva mai visto il marito. Alla fine, la convinsero a nascondere una lampada, di notte, vicino al loro letto, per scoprire, mentre il marito avrebbe dormito, il vero aspetto di colui che la amava. Psiche ritornò al palazzo, fece come le era stato consigliato e scoprì, addormentato vicino a sé, un bell’adolescente. Molto emoziona per la sua felice scoperta, lasciò erroneamente colare su di lui una goccia d’olio bollente, tanto la sua mano tremava nel sollevare la lampada. Bruciato dall’olio, Eros – Amore (poiché era lui il Mostro crudele di cui aveva parlato l’oracolo) si svegliò, e, conformemente alla minaccia fatta a Psiche, fuggì immediatamente per non ritornare più. Non più protetta dall’Amore, la povera Psiche si mise a errare per il mondo, dove la inseguì la collera di Afrodite, indignata per la sua bellezza. Infine, fu presa dalla dea Afrodite, la quale la rinchiuse nel suo palazzo, la tormentò in mille modi e le impose vari incarichi: mondare semi, raccogliere lana di montoni selvatici, infine discendere agli Inferi. Qui doveva chiedere a Persefone una boccetta d’acqua di Giovinezza e di eterna Bellezza. Le era vietato aprirla. Sfortunatamente, sulla via del ritorno, Psiche aprì la boccetta proibita e cadde addormentata in un sonno profondo. Nel frattempo, Eros era disperato; non poteva dimenticare Psiche. Quando la vide addormentata di un sonno magico, volò verso di lei, la svegliò con una puntura delle sue frecce e, risalendo all’Olimpo, chiese a Zeus il permesso di sposare quella mortale, appunto Psiche.

 

COMMENTO

La straordinaria bellezza di Psiche, suscita, in origine, la gelosie  di Afrodite che, per punirla, ordina al figlio Eros (Amore) di accendere in lei un amore assoluto per il più spregevole degli uomini (mortali). Ma Eros, appena vede Psiche, se ne innamora e, disobbedendo alla madre Afrodite, ogni notte si reca da lei, per poi abbandonarla alle prime luci del mattino. Egli pone come condizione alla loro unione, come già detto sopra, la promessa della sposa di non voler mai conoscere il volto dell’amato. Gli incontri amorosi segreti durano a lungo e le sorelle di Psiche, gelose, riescono a convincerla che il suo sposo è un mostro orrendo e che per questo le nasconde il suo reale aspetto. La fanciulla, allora, una notte, avvicina una lampada accesa al volto di Eros per accertarsi delle sue reali sembianze e con grande meraviglia scopre che si tratta di un bellissimo e giovane dio. Mentre lo contempla, una goccia di olio della lampada cade sulla spalla del giovane, che, risvegliatosi ed adirato per la trasgressione di Psiche alla promessa nuziale, la abbandona. Grande è la disperazione della fanciulla che tenta il suicidio gettandosi in un fiume. Ma il folle gesto non le riesce ed allora comincia a vagare da una città all’altra e da un tempio all’altro per avere notizie del suo amato.  Nel suo errare giunge al palazzo di Afrodite, dove la dea, sempre ostile nei suoi confronti, la sottopone a prove sempre più difficili e penose. La morte sembra essere l’unico esito possibile per la fanciulla Psiche, ma Eros, che segretamente ha seguito le vicende dell’amata, chiede a Zeus di poterla salvare e rendere immortale. Il re dell’Olimpo, così, ammette tra gli dei la coraggiosa fanciulla che, finalmente, si unisce per l’eternità a Eros.

Il processo della metamorfosi di Psiche ha inizio con il desiderio di un Amore cosciente, che si realizza nell’atto di illuminare con la sua lampada, con la luce, con la ragione, il volto di Amore dormiente. Poco prima il suo sentimento, ancora inconscio, aveva generato in lei il timore di essersi legata ad un mostro divoratore.

Il desiderio di una più consapevole relazione con l’Altro produce, secondo questo mito, separazione, senso di colpa, disperazione e sofferenza.

Psiche entra nel labirinto; l’esperienza del dolore e la finale morte mistica le consentiranno l’accesso al divino.

Nella relazione con Psiche, anche in Eros si produce un mutamento. Il dio prova compassione per l’amata fanciulla, soffre insieme a lei. Strano, agli dei greci non si addice il dolore e specialmente ad Eros che è sempre stato generatore di sofferenze per gli uomini e gli dei. Intercede per lei presso Zeus, che consacrerà nell’eternità dell’Olimpo l’unione di Amore e Psiche. L’amore risulta essere, cioè, il demone mediatore tra l’umano e il divino.

 

 

Dr Matteo Rizzo

Psicologo e Psicoterapeuta

dr.matteorizzo@hotmail.com

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