Psiche & Benessere
HOME
IL POTERE DEI SOGNI
TRAINING DI RILASSAMENTO TERAPEUTICO
PRESENTAZIONE PROFESSIONALE/CONTATTI
LIBRO DEGLI OSPITI
FORUM
ES VISUALIZZAZIONI GUIDATE/IMMAGINI
Poseidone, dio del mare
Ade, dio degli inferi
Zeus: Dio del cielo
Artemide: dea della caccia e della luna
Amore e Psiche
Pan e il Timor Panico

PAN E IL TIMOR DI PANICO

 

Il dio Pan, nacque dall'amore di Ermes e della ninfa Penelope (in un’altra versione invece da Ermes e la capra Amaltea: racconto di una nascita scaturita da un desiderio struggente e bestiale) per la quale il dio assunse l'aspetto di uomo e divenne pastore presso i possedimenti di un ricco mortale dell'Arcadia; ma subito dopo la sua nascita, Penelope, alla sola vista del figlio rimase terrorizzata: il suo aspetto era talmente brutto ed animalesco che decise di abbandonarlo al suo destino. Infatti Pan, era più simile ad un animale che ad un uomo: il corpo era coperto di ruvido pelo, la bocca si apriva su una serie di zanne ingiallite, il mento terminava con un'ispida barba, dalla fronte si dipartivano due corna ed al posto dei piedi aveva due zoccoli caprini. Pan vagava nei boschi correndo e danzando con le ninfe e spaventando i viandanti che attraversavano le selve. A Pan infatti si attribuivano i rumori di origine inesplicabile che si sentivano la notte e dalla paura che esso causava deriva il termine: “timor di panico" .

“In molte pitture vascolari e murali Eros e Pan vengono raffigurati mentre lottano per divertire il circolo dionisiaco. L’opposizione tra il delicato e alato Eros e il selvatico Pan dal piede caprino sembra rappresentare il contrasto tra due forme di seduzione e di amore. Ma la Psiche non può fare a meno del gioco degli opposti, perciò le sono necessarie tanto la violenza di Pan quanto la delicatezza di Eros. Non è un caso infatti che le origini del dio mezzo uomo e mezzo animale si facciano risalire ad Ermes, messaggero degli dei, poiché simbolicamente, questa nascita, rivela il carattere di comunicazione istinto nella sessualità. […] Bisogna incontrare una corporeità tormentata e dominata dal tentativo di soddisfare i suoi appetiti. Solo in questo contatto bruciante, la psiche si cala nel corpo, lo ritrova, lo lascia parlare, per poi lentamente insegnargli altri linguaggi rappresentati da nuovi scenari di seduzione. E’ in questi diversi orizzonti che l’anima impara a riunire l’istinto all’amore. Pan reca dunque un messaggio che seppur brutale, l’anima ha il compito di ascoltare. “ ( da “Riti e miti della seduzione” di A. Carotenuto ).

E’ indubbio che negli ultimi decenni è cambiata la tipologia della sofferenza psicologica. Dati credibili dicono  che il 10, 15% della popolazione di pazienti  che affolla tutti i giorni gli ambulatori dei medici di base e,  il 40,45% di quelli che chiedono aiuto ad uno psicoterapeuta, soffrono di attacchi di panico.

Sappiamo bene che questi attacchi si presentano al paziente come un’ esperienza improvvisa e drammatica  che coinvolge completamente  mente e corpo.  E’ come se improvvisamente tutto andasse in corto-circuito;  il paziente prova  tremore,  sudore, nausea, vertigini, iperventilazione, parestesie (sensazione di formicolio), tachicardia, sensazione di soffocamento o asfissia. La maggior parte delle persone che soffre di attacchi di panico riferisce la paura di morire, di perdere il controllo delle proprie  emozioni e comportamenti, cioè di impazzire. E tutto ciò avviene improvvisamente, apparentemente senza alcun preavviso e alcun  motivo.

Mentre si è alla guida, al cinema, al supermercato, o in ascensore, come sanno bene gli otto milioni di italiani che soffrono di attacchi di panico. Il disturbo da attacco di panico è spesso connesso a fasi importanti e stressanti della vita: gli esami universitari, il matrimonio, avere figli, cambiare lavoro. Molte persone sperimentano un caso isolato e questo non deve preoccupare. La caratteristica del disturbo vero e proprio è infatti la paura del ripetersi di un altro attacco, che può portare a incidere profondamente sulla qualità della vita: per esempio si evita di restare soli, di uscire di casa… in casi come questi, è bene rivolgersi a un medico di fiducia.

E’ un problema in aumento che, più diffuso fra le donne, oggi sta crescendo anche tra gli uomini, soprattutto professionisti e manager. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, entro il 2020 sarà la patologia più diffusa al mondo, dopo i disturbi cardiovascolari.

Per restare vittima di un attacco di panico non è necessario correre un pericolo reale.

Le sequela prevede il correre a chiedere aiuto ad un  medico, spesso il ricovero in un pronto soccorso, poi la diagnosi: nessun problema fisico, è un  attacco di panico.

Seguono le indicazioni terapeutiche: farmaci, ansiolitici, antidepressivi e forse, non sempre, l’indicazione ad intraprendere  una psicoterapia che dovrebbe aiutare il paziente a superare le ferite psicologiche lasciate dall’attacco di panico oltre ché comprenderne le origini. Il paziente tende a non andare più nei luoghi dove ha avuto l’attacco, a chiudersi sempre più in se stesso, ad isolarsi. 

Personalmente non credo affatto che tutto ciò dipenda da “errori” organici, del nostro “computer cervello”  che improvvisamente va in tilt e credo anche poco che la terapia passi attraverso un tentativo di superare le micro e macro-fratture che si sono formate dentro in seguito al terremoto emotivo e fisico quale è l’attacco di panico.

E’ vero  che gli attacchi di panico sono  una patologia in crescita. Sono sempre più numerosi i pazienti che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche  a cominciare dal Pronto Soccorso, perché in preda ad un attacco di panico.

Devo però dire che, oggi, la ricerca ha fatto  notevoli passi e le risposte che possiamo dare sia da un punto di vista medico che psicologico sono molto incoraggianti.  Le  statistiche  ci dicono  che  a distanza di alcune settimane dall’inizio della terapia l’80% de pazienti non ha più attacchi che scompaiono quasi nella totalità dopo alcuni mesi.  Alla fine della terapia combinata (la durata dipende da diversi fattori ed è difficile definirne un limite), l’80, l’85% dei soggetti non ha più ricadute. Sono nettamente più favorevoli i dati di quei pazienti che oltre alla terapia farmacologica hanno intrapreso anche una psicoterapia. Infatti, gli esperti del settore ribadiscono che il protocollo terapeutico migliore é la terapia farmacologica nella fase acuta accompagnata da un lavoro psicologico. Solo la psicoterapia   é in grado di dare un senso, rimuovere quelle cause profonde che si sono manifestate con il disagio fisico. Sono convinto che esso sia in realtà, solo il sintomo di un disagio profondo di cui il paziente non aveva consapevolezza e inconsciamente negava. L’attacco di panico è in realtà l’occasione che l’inconscio si da per cambiare,  prendendo contatto con problemi negati  e, forse, con le vere istanze del  sé. 

La sintomatologia esprime l’incapacità del paziente ad entrare in un contatto profondo con le proprie emozioni, a riconoscerle ed esprimerle adeguatamente. Il corpo così comunica ed esprime con dolore e angoscia la necessità di guardarci dentro per provare a riconoscerci e ad ammettere a noi stessi che qualcosa ormai non può più restare in cantina. Diventa necessario scendere gradualmente, con il nostro terzo occhio, e accompagnati da uno psicoterapeuta esperto, nella nostra cantina dove abbiamo rinchiuso elementi vitali di noi e di cui non si può più fare a meno. Diventa così centrale dare spazio a questa energia bloccata, non riconosciuta nella sua vera essenza e contratta. Questa così si esprime patologicamente attaccando il nostro corpo, scuotendolo, facendolo vibrare e tremare, poiché chiede di essere liberata e utilizzata per ridare linfa ad una vita forse ancora un po’ troppo inaridita.

Il corpo è allora diventato l’elemento unificatore, centrale, il più antico del sé.

E’ lui che trasmette, che racconta il disagio. Se siamo capaci di coglierne il simbolo, possiamo leggere  nel racconto della sofferenza che segue l’attacco di panico, la realtà  di un sé spaccato che teme di frammentarsi ulteriormente,  di perdersi.

E’ però  un Sé ancora vitale, sofferente, ma  potenzialmente capace di rinnovarsi.

Temo che spesso la “pastiglia” sia come  il silenziatore. Come se mettessimo un bavaglio alle urla di un bambino. Urla che ci infastidiscono perché non le capiamo,  o perché  pensiamo di aver altro di cui occuparci.

 

Dr Matteo Rizzo

Psicologo e Psicoterapeuta

Riceve privatamente.

Per appuntamento, cell.: 345 37 65 601

 

 

 



HOME
IL POTERE DEI SOGNI
TRAINING DI RILASSAMENTO TERAPEUTICO
MITO E PSICHE
PRESENTAZIONE PROFESSIONALE/CONTATTI
LIBRO DEGLI OSPITI
FORUM
ES VISUALIZZAZIONI GUIDATE/IMMAGINI